Mamme over 45, non è mai troppo tardi?

Inserito in Maternità | Scritto lunedì, 09 luglio 2012 | Autore Dott. Giuliano Gaglione | 2 Commenti

Gravidanza "tardiva": corsa alla maternità

Mamme over 45

Il progresso della tecnologia ha permesso a donne che hanno raggiunto la menopausa di mettere al mondo uno o più bambini, i quali, attraverso strumentazioni sofisticate e ad un assiduo e attento monitoraggio, possono percorrere uno sviluppo intrauterino nel  pieno della salute.

Ascoltare reportages o osservare immagini di sorridenti signore che da parecchio hanno superato gli “anta” desta in me una sensazione di sollievo, in quanto posso immedesimarmi in quello stato di appagante soddisfazione in cui è immersa la donna sin dal momento in cui ha saputo di essere “in stato interessante”.

Il loro sorriso sovrasta il dolore per non essersi potute riprodurre in maniera naturale, tuttavia il pensiero che dentro di sé sta crescendo una vita diviene motivo di estasiante piacere nel quale ogni amorevole preoccupazione si traduce in un faro che illumina l’anima della neo-mamma, difatti la sofferenza per un cammino tortuoso il cui traguardo è tagliato dal raggiungimento della maternità viene immediatamente cancellato con un colpo di spugna alla sola immaginazione che dentro il proprio ventre la madre può fantasticare su come attimo dopo attimo si stiano sviluppando due occhi luccicanti e due tenerissime manine microscopiche.

Lasciando per un attimo in sospeso il discorso sulla sensazione indescrivibile che si vive al solo pensiero di divenire madre in età non più giovanissima, soffermiamoci adesso sulla questione dei fattori che determinano la scelta di fecondare in età matura.

In particolare dare alla luce un bambino non sempre equivale all’espressione di un desiderio coltivato nel tempo, ma spesso si traduce nell’esigenza di soddisfare un bisogno, una necessità, una realtà senza la quale la madre si sentirebbe smarrita nel suo essere; tale situazione comporterebbe nel figlio una proiezione di responsabilità che in realtà non gli competono e che potrebbero destare disagi sul suo assetto psichico.

In particolare, i partners, per uscire dalla monotonia di un lunghissimo periodo di coppia, meditano l’allargamento del nucleo familiare per poter trovare una via di scampo a tale stato poco benefico.

Opposto al bisogno c’è il desiderio, la volontà di sentirsi madre, di completare il proprio essere donne con la messa al mondo di una piccola ma accecante luce che riempie di gioia la vita di mamma e papà; a tal proposito i genitori sono consapevoli di non possedere più quelle risorse fisiche e mentali di una giovinezza ormai trascorsa, che permetterebbe al piccolo di attraversare un’evoluzione sostenuta da braccia solide e forti, ma essi riescono ugualmente a trovare la forza “da dentro” per far sì che il loro piccolo cresca nella maniera più equilibrata possibile, dato che l’amore trionfa su tutto, sempre.

Tali sforzi comportano sacrifici non indifferenti, provocano tanti pizzichi sulla pancia nel momento in cui il piccolo, crescendo, fa delle richieste difficilmente esaudibili, e, se cresciuto in maniera amorevole e con una triade di sicurezza-fiducia e affetto che dona essenza a tale relazione, egli da grande accetterà, seppur non sempre in maniera rapida e tranquilla, il fatto di non essere un figlio totalmente naturale.

La corsa verso la maternità rappresenta un cammino tortuoso e sacrificante, i genitori sono consapevoli di divenire responsabili di una crescita non semplice, nella quale cadute e ricadute divengono motivi di preoccupazioni e di ansie che spesso possono riverberarsi nello sviluppo psichico del giovane, tuttavia, personalmente credo che la prima arma per garantire una crescita più naturale e libera possibile sia l’espressione della propria autenticità.


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