“NON lo AMO Più” ma NON Riesco a Lasciarlo, perchè?

Inserito in Coppia, In evidenza, Salute e Psicologia | Scritto mercoledì, 12 marzo 2014 | Autore Alessandra Albanese | 2 Commenti

Più di quanto si creda le donne non lasciano gli uomini che non amano più.

Quando passa la fase d’innamoramento e di passione in una coppia, e su di essa aleggia l’insoddisfazione, o peggio si abbatte come una scure la crisi dalla quale non si torna indietro, spesso l’atto che tutti si aspetterebbero è una separazione.

Ma, stranamente, e più spesso di quanto non si pensi, le donne, sebbene insoddisfatte, infelici e disperate, non riescono a lasciare.

 

Non riescono a separarsi da chi ritengono responsabile della loro tristezza.

Non ha niente di eroico questo stato, e neanche di patetico, soltanto una donna non riesce a volte a lasciare l’uomo che non ama più.

Perché?

Non crediate che le donne che stanno con un uomo “mediocre”, o che soltanto non amano più per mille diversi motivi siano delle misere, o delle succubi nella vita.

Anzi, spesso sono proprio professioniste, donne di successo, in carriera, che smessi i panni della wonder woman nella vita pubblica, sperimentano la fragilità in campo amoroso, o della coppia.

I compagni, per quanto rifiutati restano un rifugio per questa debolezza, nonostante tutto.

Poi ci sono tutta una serie di “scuse”, di giustificazioni: I figli piccoli, la non indipendenza economica, la difficoltà di raccontare una rottura alla famiglia, o alla società.

E questo che rende una rottura difficile? Ci sono davvero delle separazioni impossibili? E’ così difficile “scappare”?

Evidentemente si.

Qualche dinamica ha del morboso: “Non riesco a lasciarlo nonostante la mia infelicità” Dice qualcuna, una sorta di “assuefazione alla tortura”.

Altre invece non amano più, ma sono legate al proprio compagno da una vita comune, da un affetto fraterno.

Altre pensano che, altruisticamente, non vogliono ferire l’altro.

Scuse? Può essere, ma non sempre.

Cosa fare allora in questi casi?

Innanzitutto bisognerebbe capire se davvero si vuole prendere un’altra strada, davvero e definitivamente.

Molti diranno: “Prenditi un po’ di tempo, rifletti”.

Riflettere, ma di più ragionare, per comprendere ogni nostro sentimento, persino il più intimo.

Gli psicologi separano un sentimento di istinto di conservazione a quello opposto di correre incontro alla vita.

L’istinto di conservazione, quello che ci fa allontanare anche la morte è forte: ma non si può rivivere se non si accetta di morire, metaforicamente parlando.

Bisogna credere in maniera incisiva che la “tana” dalla quale andar via è diventata invivibile, e accettare che quella non è vita, non è tranquillità.

Saper dire basta è importante, e decisivo.

Una separazione porta certamente dolore, nei primi tempi, per tutti: se stessi, i figli, la famiglia, lui. Perché l’addio non è non soffrire più, ma non soffrire più per nessuna giusta causa.

E dunque bisogna accettare di attraversare questo dolore, per tornare a essere serene dopo.

Una donna capisce che questa è la strada giusta da seguire?

Sicuramente quando si esce da questi vincoli, passati i momenti dolorosi, si fa presto a capire che non era giusto soffrire per niente, ma ci vuole coraggio, e determinatezza.


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