Uomo Tiene in Braccio una Donna “Svenuta” eppure Sorride, NON è Pazzo

Inserito in In evidenza, Mondo Donna, Sport | Scritto venerdì, 07 marzo 2014 | Autore Alessandra Albanese | 2 Commenti

Una ragazza di 18 anni con una forza straordinaria

WINSTON-SALEM, North Carolina. Un folto gruppo di ragazze si appresta a gareggiare la corsa dei 1.600 metri, un torneo organizzato per le scuole superiori.

La pistola spara il colpo d’inizio, tutte corrono, vogliono vincere. La gara finisce e una di esse si accascia a terra all’arrivo, ma nessuno sembra preoccuparsene.

Per Kayla Montgomery è normale, tutti sanno che lei corre per miracolo.

Kayla, 18 anni, studentessa della scuola superiore Mount Tabor di Winston Salem, da tre anni combatte contro la sclerosi multipla. E sfidando le leggi della scienza è diventata in questi tre anni tra le più veloci giovani fondiste del paese, proprio lei che appena taglia il traguardo si accascia per terra.

La sclerosi multipla è una malattia neurologica degenerativa che altera i segnali nervosi che dal cervello partono e comandano gli organi del nostro corpo. Questo causa diverse disabilità, dalla difficoltà di camminare, a differenti abilità che in certi casi impediscono la normale routine quotidiana.

La sclerosi multipla non si cura, si combatte con farmaci antinfiammatori che tentano di contrastare che le lesioni cerebrali, colpevoli del deficit di trasmissione del segnale, aumentino con il passare del tempo.

Anche per Kayla è la stessa cosa: da tre anni lotta affinchè queste lesioni non le impediscano di correre. E quando corre scatta chissà quale meccanismo che la fa andare avanti fino a quando non taglia il traguardo.

La sua temperatura aumenta, e le sue gambe si muovono a velocità costante, impedendole di sentire alcun dolore, al contrario delle sue compagne di gara, facendo si che la malattia in un certo senso la avvantaggi in questa condizione. Ma poi prende possesso di lei, e quando taglia il traguardo Kayla si arrende, come se il pilota automatico si arrestasse e lei perdesse il controllo.

“Quando smetto di correre mi sento come se non avessi niente sotto di me, le mie gambe poco a poco si intorpidiscono. Ho tentato ad allenarmi per pensare ad altro durante la corsa, ma quando l’adrenalina finisce non riesco a controllare le gambe, e cado” dice Kayla per spiegare cosa prova in quei momenti.

Lo scorso mese Kayla ha vinto i 3.200 metri, e adesso sta preparandosi per una competizione nazionale a New York nella quale correrà  i 5.000 metri che spera di coprire in 17 minuti.

Il suo allenatore, Patrick Cromwell, racconta: “Quando è stata diagnosticata  lei mi disse: -Coach non so quanto tempo mi resta ma non voglio mollare- ed io pensai, wow che grinta”.

All’epoca Kayla non era la campionessa di oggi, poi cominciò la scalata, prima i 5.000 metri in 24:29, poi diventarono 17:22. Kayla confessò al suo coach che le gambe erano come intorpidite durante la corsa. Ma questo forse le consentì di migliorare i suoi tempi, a dispetto di ogni aspettativa.

E così alla fine di ogni gara il suo allenatore la prende in braccio e i suoi genitori arrivano con il ghiaccio, per alleviare i crampi e abbassare la temperatura delle gambe. Dopo qualche minuto tutto torna come prima, e lei pronta a prepararsi per un’altra gara, prima che la malattia glielo impedisca.

Qualcuno pensa che Kayla finga, altri sostengono che in questo modo sia avvantaggiata nello sport, altri ancora pensano che sia solo la paura a farla reagire così, ma le sei lesioni cerebrali visibili alla risonanza magnetica non lasciano molti dubbi sull’origine della sua malattia, la cosa inspiegabile è invece come riesca a correre, e a farlo in minor tempo di prima.

La sua neurologa, Lucie Lauve,  spiega: “La patologia non può materialmente darle vantaggi competitivi, se la sclerosi multipla ha fatto di lei una atleta migliore, credo sia  solo merito della sua psiche”

Kayla sfinita dopo la corsa in braccio al suo allenatore

In effetti nella storia non esistono esempi di grandi atleti con sclerosi multipla.

Il dottor Peter Calabresi, direttore del Centro di Sclerosi multipla al John Hopkins hospital commenta: “Quando tendi il tuo corpo al limite, esso ti invia dei segnali di pericolo tramite il dolore, che ti avvisa che stai danneggiando i tessuti. Spingere oltre questo limite, nello sport di resistenza ad esempio, può essere pericoloso. Se non avverti che quei segnali, coperti da formicolii e torpore, ti stanno ponendo il limite rischi il danno.”

Kayla da parte sua sostiene di non voler essere additata come una diversa, e fortunatamente in molte cose riesce a vivere una vita uguale alle ragazze della sua età: va a scuola, fa sport, è scaramantica (quando corre indossa sempre il suo reggiseno sportivo verde “fortuna”), fa parte della chiesa metodista insieme ai suoi familiari.

E’ Cromwell, l’allenatore di Kayla che infine dice la cosa più saggia: “Penso che possa esserci un certo beneficio nell’intorpidimento degli arti, che attenua il dolore durante la corsa. Però io non conosco nessuno sano di mente che possa dire: ok, dammi la sclerosi così con un po’ di torpore faccio due miglia in più.”

Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap, concludo.

 

fonte: http://www.nytimes.com/2014/03/04/sports/for-runner-with-ms-no-pain-while-racing-no-feeling-at-the-finish.html?_r=0


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