La Figlia di 2 Anni è Morta per un Tumore, ecco Cosa fa la Mamma

Inserito in Maternità | Scritto giovedì, 06 febbraio 2014 | Autore Alessandra Albanese | 2 Commenti

La Lotta di una Mamma per Dare un Senso alla Morte della sua Bambina

I genitori di Lizzy Bremer, Alex e Miriam parlano oggi al Daily Mail della loro terribile esperienza vissuta, con la morte della loro bambina di due anni, affetta da una rara forma di tumore.

Lizzy è morta sei mesi fa per un neuroblastoma aggressivo e alquanto raro.

Quando Lizzy si ammalò Alex e Miriam pensarono ad un virus, ma dopo appena poche settimane la bambina era in cura con sedute di chemioterapia.

Lizzy, al contrario del fratellino George, di tre anni più grande, è sempre stata una bimba delicata. George era robusto, Lizzy pallida, ma i dottori continuavano a dire che molti bambini sono così, e i genitori non si preoccuparono più di tanto.

Poi, a gennaio del 2013 Lizzy cominciò a soffrire con lo stomaco, e i suoi occhi erano gonfi. I dottori le diagnosticarono un infezione da virus, ma quando Alex e Miriam si accorsero di un rigonfiamento nella testa delle dimensioni di una prugna, corsero subito al pronto soccorso.

Era l’inizio della fine: i dottori del Chelsea and Westminster Hospital trovarono un tumore all’addome di 10 centimetri di grandezza. 

Un neuroblastoma, rara patologia oncologica che conta soltanto 90 casi in tutto il Regno Unito. E quello di Lizzy era ad uno stadio avanzato: aveva intaccato molti organi.

Uno shock per Miriam (39 anni), insegnante di pilates, e Alex (48), impiegato in una grande agenzia digitale.

La coppia consultò i medici del Great Ormond Street Hospital, I quali furono sinceri con i due: il tumore di Lizzy era così aggressivo che non le restavano che poche settimane di vita.

Miriam racconta: “Le mie gambe erano come gelatina, Alex corse fuori a piangere, non potevo credere che la mia piccola sarebbe morta”

Purtroppo la casistica non dava molte speranze a Lizzy: soltanto su uno dei 15 bambini affetti da tale patologia aveva potuto accedere al trattamento, visto lo stadio (il 4°) troppo avanzato della malattia: i trattamenti non avrebbero fatto altro che peggiorare il quadro clinico.

Miriam cominciò a cercare qualcosa, non sapeva neanche lei bene cosa, in rete, e approdò al Macmillan Cancer Support, una fondazione che va incontro ai malati come Lizzy, e alle famiglie.

“Ebbi informazioni accurate e utili, e mi sentii meno sola. Dovevo essere forte, per Lizzy” Racconta Miriam.

Poi iniziarono i cicli di chemioterapia: 10 da tre giorni ognuno. Lizzy perse i suoi riccioli dorati, e la parola.

“Era straziante” dice Miriam “Anche se non capiva bene cosa stesse succedendo, Lizzy continuava a volere che qualcuno le leggesse i suoi libri e a giocare con le costruzioni in ospedale”.

Poi, improvvisamente, miracolosamente, Lizzy ebbe un miglioramento. Un tale miglioramento che imparò anche a camminare, come i suoi coetanei. Man mano il gonfiore nella sua testa regrediva. Ma così come improvvisamente era migliorata, inaspettatamente tornò a stare peggio.

Nel maggio fece un altro ciclo di chemio, che la lasciò senza ciglia e sopracciglia.

Anche i dottori si stupirono di questo repentino peggioramento.

Non c’era niente da fare, neanche le cure davano speranza alla piccola. Infine i medici le diedero soltanto un paio di mesi di vita, nessun’ altro trattamento le avrebbe dato maggiori aspettative.

Lizzy non visse che altre tre settimane, morì due giorni dopo aver compiuto due anni, passati in ospedale a fare radioterapia.

Festeggiarono con palloncini, dolci, amici che suonavano la chitarra, nella stanza d’ospedale. Lizzy giocava con la sua bambola preferita.

Dopo il suo compleanno i medici le consentirono di tornare a casa.

Il 5 luglio smise di respirare durante una passeggiata al parco. Miriam continuava a piangere, mentre le diceva “Starai bene”, il momento più straziante della sua vita, come lei stessa racconta nell’intervista.

La notte successiva Alex e Miriam vollero passarla con Lizzy in un ospizio, dove trovarono qualche attimo di pace, in una stanza con musica e luci soffuse. I medici confermarono che la bambina era morta per una emorragia epatica.

Poi fu la volta di un altro passo straziante: dover raccontare al fratellino George che Lizzy era andata via.

“E’ stato orribile, pensava che Lizzy  dormisse, voleva far piano per non disturbarla, gli ho spiegato che Lizzy era in un posto speciale, e che lui non l’avrebbe potuta vedere”.

Miriam portò George al capezzale della sorellina, per un ultimo saluto: un altro momento lancinante, quello in cui George cercava di aprire gli occhi di Lizzy, per far si che lei lo vedesse. Poi anche George realizzò, e cominciò a piangere. Il giorno dopo George volle ritornare dalla sorella, come se avesse maturato l’idea: le diede un bacio e la salutò.

La seppellirono con il suo orsacchiotto, con foto e cartoline, e con la sua copertina. E un  giardino è stato costruito sulla sua tomba, in sua memoria.

Lizzy se n’è andata lasciando un vuoto nelle vite di Alex, Miriam e George.

“Era la luce dei miei occhi, amava le canzoni, aveva cominciato a parlare e camminare, andava ovunque col suo orsacchiotto dal buffo nome Bolognaise. E’ morta da sei mesi e mi manca ogni giorno. Ci sono foto ovunque in casa, e abbiamo lasciato anche il suo lettino immacolato” racconta ancora Miriam.

Oggi Miriam collabora con il Macmillan Cancer support, per far sì che nessuno affronti il cancro da solo.

I coniugi Bremer hanno anche fondato un’associazione per aiutare i bambini ad avere una diagnosi precoce di neuroblastoma, in memoria della figlioletta, in modo che storie come quella di Lizzy siano sempre di meno.

Maggiori informazioni sull’associazione al sito www.justgiving.com/miriam-bremer1

 

Fonte: Daily Mail


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