Neonato Prematuro, 500 Grammi di Peso: Abbandonato Sotto la Pioggia tra i Rifiuti

Inserito in In evidenza, Maternità | Scritto sabato, 04 gennaio 2014 | Autore Federica Federico | 2 Commenti

Figlio nato prematuro la mamma lo lascia sotto la pioggia tra i rifiuti per 2 ore

Neonato prematuro, 500 grammi di peso: abbandonato sotto la pioggia tra i rifiuti

Il parto è per una donna un evento complesso carico di emozioni, aspettative, paure, dolore e gioia. Durante il parto la donna è istinto, è natura ed è amore. Ogni momento, ogni sofferenza e ogni azione che la mamma compie sono finalizzati alla nascita ed all’incontro col suo bambino.

Il rifiuto del bambino o l’abbandono del piccolo sono atti “innaturali ed incredibili”, gesti estremi che una donna raramente arriva a compiere. Eppure maggiore è la disperazione, la miseria e la povertà più è difficile divenire madre.

  • Se le mamme sono avvilite dalla miseria e vinte dall’ignoranza, può accadere che insieme al figlio cresca l’insoddisfazione, il senso di non appropriatezza, la paura di vivere e malinconicamente queste donne, disperate e sole, possono trasformarsi in madri snaturate e finanche in assassine.

È nella fame e nel dolore che si radicano le storie terribili e tristi degli abbandoni di neonati e bambini piccolissimi. È nella miseria che nascono ed esplodono le sconcertanti vicende di infanticidi assurdi e violenti. È il male di vivere che distrugge l’essere umano.

Esistono luoghi e situazioni in cui questo mal di vivere è visibile e orrendamente vero: pensate ai campi nomadi, al disagio di una vita raminga, senza casa e senza agi. Non tutti la scelgono e in pochi la gestiscono senza sofferenze (o senza far soffrire altre persone).

Quella riportata in queste ore da più fonti giornalistiche (Corriere di Bologna, Il Mattino ) è una storia tremendamente dolorosa, inquietante e violenta.

Bologna – giovedì 2 gennaio gli operatori del 118 allertati da una telefonata (sulla quale nulla si dice di preciso e non si sa se sia stata anonima) arrivano in via Landi, zona Casteldebole. Lì, tra le baracche dei nomadi, trovano una giovane di 21 anni in preda a dolori addominali.

La situazione risulta subito terribile: la ragazza serbava nel corpo la placenta che non aveva espulso dopo il parto, un parto avvenuto da poco.

È così che gli stessi operatori del 118 scovano tra i rifiuti del campo il corpicino inerme del bambino partorito e gettato lì non più di due ore prima.

Il compagno della donna, un uomo di 22 anni appena, già padre di altri figli, aveva reciso il cordone ombelicale con delle forbici, aveva grossolanamente avvolto il bimbo in un panno e brutalmente aveva abbandonato quel figlio tra i rifiuti e sotto la pioggia battente.

La mamma vuota e sofferente era stata a sua volta lasciata sola perché il giovane padre poco dopo il parto si era dato alla fuga.

Malgrado la sua brutalità, questa storia merita di essere raccontata perché accende i riflettori su un problema reale: la mancanza di controllo e legalità nei campi nomadi.

Prima di entrare nello specifico della vicenda di cronaca vorrei soffermarmi sulle dichiarazioni di Lucia Borgonzoni, consigliere della Lega Nord presso il Comune a Bologna.

  • Faccio una premessa personale:

inviterei gli utenti a leggere le dichiarazioni del consigliere Lucia Borgonzoni senza alcun pregiudizio politico, considerando i campi nomadi come ciò che sono:

i campi nomadi sono aree del territorio italiano in cui la nostra legge e la nostra Campi nomadilegislazione difficilmente trovano accoglimento ed applicazione.

Anche alcune fabbriche illegali dove vengono impiegati lavoratori di origine cinese sono come i campi nomadi, cioè sono contesti ove l’illegalità è tangibile e innegabile.

Lucia Borgonzoni  ha dichiarato sul suo profilo Facebook :

«Bologn,a in nome di uno strano e dannoso”‘finto buonismo politico”, assomiglia sempre più a un paese del terzo mondo. Questo (riferendosi all’accampamento in cui è avvenuto il fatto di cronaca, ndr.), come altre decine di accampamenti abusivi nel nostro territorio comunale, sono stati tema di numerose mie segnalazioni ed interrogazioni, ma l’Amministrazione non si è mai mossa seriamente per sanare tali situazioni.

Una città che vuole dirsi civile non può girare la testa dall’altra parte e permettere che si creino tali sacche di degrado, dannose sia per chi ci vive, sia per la cittadinanza tutta, i campi abusivi vanno immediatamente sgomberati e non tollerati, come invece tristemente continua ad accadere. Ci sono minori che vivono in mezzo all’immondizia e la Giunta in troppi casi, continua a negare questa verità, per questo motivo presenterò un esposto alla Procura della Repubblica, forse unico modo per obbligare questo Comune ad intervenire.».

Una città che vuole dirsi civile non può girare la testa dall'altra parte e permettere che si creino tali sacche di degrado, dannose sia per chi ci vive, sia per la cittadinanza tutta, i campi abusivi vanno immediatamente sgomberati e non tollerati, come invece tristemente continua ad accadere. Ci sono minori che vivono in mezzo all'immondizia e la Giunta in troppi casi, continua a negare questa verità, per questo motivo presenterò un esposto alla Procura della Repubblica, forse unico modo per obbligare questo Comune ad intervenire.

Di fatto la vicenda dimostra che esistono situazioni da sanare.

Una donna giovane ha partorito da sola tra le baracche. Si tratta di una ragazza di 21 anni incinta di 6 mesi, probabilmente ha affrontato senza alcuna assistenza un parto spontaneo e solo l’autopsia potrà svelare se il suo bimbo era o meno vivo alla nascita.

A questa donna il padre del bambino ha reciso il cordone ombelicale e l’ha lasciata sola con la placenta nel ventre. Poteva morire anche la puerpera.

La donna condottqa all’ospedale è tutt’ora ricoverata ma si trova in condizioni di salute non gravi. Il compagno della giovane ha volontariamente interrotto la sua fuga e dopo aver raggiunto la donna in ospedale si è costituito.

Si aspetta il referto autoptico sul cadavere del piccolo e solo l’autopsia potrà stabilire se il bimbo sia nato vivo o morto.

Se al momento della nascita il bimbo era vivo il padre dovrà rispondere di omicidio colposo oltre che di omissione di soccorso, reato quest’ultimo (l’omissione di soccorso) che comunque sussiste verso la mamma del bimbo.

  • Il piccolo era un maschietto e pesava meno di mezzo chilo, presumibilmente, l’età gestazionale era di circa sei mesi.

Come non trovare tutto questo semplicemente terribile? E come non appoggiare, al di là di ogni colore politico, chi chiede a gran voce un più accurato controllo dei campi nomadi. Un controllo che non deve e non può significare esclusione, razzismo o emarginazione, ma che al contrario deve essere garanzia di tutela, soprattutto a favore dei soggetti deboli e in primis donne e bambini.


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