379 Indios Contro la Coca Cola: Ecco Perchè

Inserito in In evidenza, Notizie | Scritto domenica, 11 gennaio 2015 | Autore Alessandra Albanese | 2 Commenti

Gli Indios del Mato Grosso contro il colosso alimentare: stiamo morendo!!!

379 Indios Contro la Coca Cola: Ecco Perchè

Un ultimo rapporto della Oxfam, network internazionale di organizzazioni che lottano per la lotta contro povertà e ingiustizia, ha rivelato come, indirettamente, il colosso mondiale Coca Cola sia in qualche modo responsabile dell’estinzione di una comunità di Indios del Sud America.

I Guaranì sono una comunità di 379 persone che vive nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, regione nella quale è stabilita una grandissima piantagione di canna da zucchero, sfruttata dalla multinazionale alimientare Bunge. La Bunge rifornisce di zucchero la Coca Cola per la produzione della famosa bevanda.

Purtroppo però le terre sfruttate dalla Bunge sono state strappate ai Guaranì, oggi costretti a vivere in un appezzamento di terra circondato dalle piantagioni.

Il capo della comunità Guaranì Jata Yvary , accusa la Bunge di avere avvelenato i suoi conterranei con pesticidi spruzzati sulle piantagioni, e la produzione di biocarburanti è così diventata “macchiata di sangue indiano”.

I Guaranì si ammalano sempre più spesso, i bambini soffrono di mal di testa e vomitano.

Arlindo, il leader della comunità ha denunciato le aziende in un commuovente video: “Gli allevatori hanno distrutto quasi tutta la nostra foresta, le nostre piante medicinali, i nostri frutti e le nostre risorse” ha sostenuto.

Una industria di produzione di canna da zucchero

Di questo si è occupato anche un’altra organizzazione non governativa per i diritti dei popoli indigeni dal nome Survival International, menzionata nel rapporto della Oxfam.

“Coca Cola deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge. Mentre queste compagnie si arricchiscono, noi soffriamo la fame, la miseria e gli omicidi” ha riferito il portavoce Guarani a Survival International.

Purtroppo, a fronte della sempre maggiore domanda di biocarburanti nel mondo, chi ne fa le spese sono queste piccole comunità indigene, depauperate della loro terra, delle loro piante medicinali, della loro identità.

E pagano con la loro stessa vita, non solo a causa dei veleni sparsi nelle piantagioni, ma anche per mano di assassini che uccidono coloro che alzano la voce. Senza contare i suicidi che avvengono, con tassi di 34 volte superiori alla media brasiliana.

Tra questi leader anche Ambrósio Vilhalva, assassinato, la cui storia è stata portata alla ribalta grazie ad un film di Marco Bechis dal titolo “Birdwatchers – La terra degli uomini rossi”.

Coca Cola ha così preso posizione, impegnandosi al riconoscimento e alla salvaguardia dei diritti delle comunità indigene, così da consentire loro l’accesso alla loro terra e alle risorse naturali.

Survival ha infine fatto appello alle autorità brasiliane affinchè vengano presi provvedimenti urgenti per i diritti calpestati dei Guaranì, prima del campionato mondiale di calcio, che si teerrà in brasile nel 2014.

“Per prendere sul serio l’impegno della Coca Cola, la compagnia deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge. Fino a quando questo accordo continuerà, l’impegno che la multinazionale ha preso contro l’accaparramento di terra sarà privo di significato.” Ha commentato Stephen Corry, direttore di Survival.

Nessun compromesso, né promesse, vogliamo azioni concrete, prima che sia troppo tardi. Questo l’appello delle organizzazioni a difesa delle minoranze.


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