Sciopero delle Donne Contro la Violenza: 25 Novembre 2013

Inserito in Notizie | Scritto giovedì, 21 novembre 2013 | Autore Licia Falduzzi | 2 Commenti

Tutte in sciopero per fermare la cultura della violenza e il femminicidio

Prenderà forma il 25 novembre 2013 il primo Sciopero delle donne, un’iniziativa inedita in Italia che si svolgerà in concomitanza con la Giornata internazionale contro la violenza di genere proclamata dall’Onu.

Indetto da Slai-Cobas, che ha proclamato la copertura sindacale per tutto il personale pubblico e privato, precario e non, lo sciopero nasce dall’iniziativa e dall’appello lanciato da tre donne impegnate da sempre a raccontare le infinite declinazioni del femminicidio: le giornaliste professioniste Barbara Romagnoli e Adriana Terzo e la presidente dell’associazione interculturale Trama di Terre Tiziana Dal Pra. Dal 14 giugno, giorno nel quale è stato lanciato l’appello, l’idea di una giornata di sciopero delle donne ha raccolto quasi mille adesioni provenienti da sindacaliste, attiviste, scrittrici, intellettuali, giornaliste, professioniste, casalinghe, insegnanti, madri ed anche da tantissimi uomini.

Lo sciopero del 25 novembre si tingerà del colore rosso (il colore simbolo contro la violenza sulle donne) e si articolerà su tre azioni congiunte e/o separate:

1. Lenzuola o pezzi di stoffa rossi appesi ai balconi o alle finestre

2. Quindici minuti di silenzio, in piedi, interrompendo qualsiasi attività di lavoro si stia svolgendo

3. Manifestazioni territoriali di piazza organizzate localmente.

Gli obiettivi di questa forma di “sciopero” sono principalmente due:

  • non far cadere l’attenzione sul femminicidio
  • allontanare dalla mente delle donne l’immagine di vittimismo che il tema sottintende.

«Noi riteniamo – hanno detto Barbara Romagnoli, Adriana Terzo e Tiziana Dal Pra – che le donne non debbano più essere uccise, maltrattate, offese perché libere e padrone della loro vita, né in Italia né altrove, e che occorrano azioni forti e congiunte come questo “sciopero” che parla non solo di violenza sulle donne, non solo delle nostre sempre più precarie condizioni di lavoro, ma pone il legame tra le due cose.

Lo sciopero rappresenta per noi solo l’inizio di un’azione non occasionale ma duratura nel tempo, a vari livelli: politico, per liberarci anche di vent’anni di danni da berlusconismo sessista (e relativi consensi), grazie ad un indottrinamento mediatico che ha contribuito ad una visione della donna-merce, “piacevole ornamento” o semplice “complemento” delle fatiche maschili; economico, per rimettere al centro le lavoratrici come motore della stragrande maggioranza delle attività produttive di questo paese; sociale, perché venga riconosciuta l’importanza del ruolo che la donna svolge nell’immenso lavoro di educazione, di assistenza, di cura; culturale, perché i diritti delle persone non siano un optional e per consegnare un mondo più rispettoso delle donne – e dunque più giusto – alle nuove generazioni».

Il 25 novembre tutte le lavoratrici sono invitate a recarsi al lavoro con un abito, una sciarpa, un paio di calze, un fazzoletto o un altro accessorio rosso.

E a tutte le donne, siano esse madri, figlie, nonne, zie, compagne, amanti, mogli, operaie, commesse, maestre, infermiere, badanti, dirigenti, fornaie, dottoresse, farmaciste, studentesse, professoresse, ministre, contadine, sindacaliste, impiegate, registe, scrittrici, attrici, giornaliste, precarie, artiste, atlete, disoccupate, politiche, funzionarie, fisioterapiste, babysitter, veline, parlamentari, prostitute, autiste, cameriere, avvocate, segretarie… a tutte è rivolto l’invito a non fare nulla delle incombenze di cui si occupano normalmente.

Se anche per un’ora o per un giorno smettessimo di svolgere le nostre abituali occupazioni allora avremmo attirato l’attenzione sul fatto che le donne meritano rispetto e non violenza (Barbara Romagnoli).


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