“Ferma il Bastardo”: Campagna Contro la Violenza sulle Donne, polemica sul web

Inserito in Notizie | Scritto mercoledì, 31 luglio 2013 | Autore Alessandra Albanese | 2 Commenti

La campagna pubblicitaria della Yamamay "Ferma il Bastardo" suscita polemiche sul web

La scorsa settimana l’azienda leader nel campo della lingerie Yamamay ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria che ha da subito fatto parlare.

L’immagine, comparsa su molti quotidiani nazionali a tutta pagina, ritrae un occhio femminile “nero”, si intende a causa di un pestaggio.

Lo slogan è duro, incisivo: “Ferma il bastardo”, e poi continua: Yamamay si mette al fianco delle donne per denunciare le violenze domestiche, per far valere i diritti negati delle donne.

Su Facebook l’azienda ha creato un profilo per pubblicizzare questa campagna anti-femminicidio, all’interno delle informazioni anche il numero verde creato dal ministero delle Pari opportunità per il sostegno delle vittime di abusi e stalking. Anche qualche dato circa i numeri del fenomeno: In Italia le vittime del 2012 sono state 124, una donna uccisa ogni due giorni.

Immediatamente l’iniziativa ha diviso l’opinione pubblica tra favorevoli alla campagna e detrattori: si vuole davvero dare alle vittime di violenza un sostegno e creare una coscienza comune, o è solo un modo bieco di fare pubblicità e vendere tanga e reggiseni?

I marketing Manager dell’azienda, inutile dirlo, sostengono che la campagna è stata creata perché anche chi non è informata, e magari guardando un sito nel quale si compera biancheria intima possa soffermarsi e leggere due righe, un modo di arrivare alla coscienza della gente dalla parte più comune: l’acquisto di un accessorio.

Le femministe invece hanno gridato allo scandalo: strumentalizzazione, uso improrio del dolore.

Che la pubblicità troppo spesso offenda e umili  le donne è certamente un dato di fatto. Esempi di strumentalizzazioni ce ne sono a centinaia, in TV e sui giornali si vedono donne nude per pubblicizzare anche il più “casalingo”, un kit per cucito (per modo di dire, personalmente non ne ho mai visto, ma sicuramente esisterà).

Che nello specifico la Yamamay abbia voluto solo strumentalizzare l’argomento, ancora non sono convinta: certo la coscienza non si costruisce con la pubblicità di un paio di slip, ma da questo a volere per forza demonizzare l’iniziativa credo ce ne passi.

Che le femministe si battano per cancellare stereotipi e clichè ci sta, che anche le istituzioni debbano intervenire con leggi severe, pene certe e campagne di sensibilizzazione adatte anche.

Il potere educativo della televisione spesso cozza con gli interessi pecuniari degli sponsor e penso a cosa troppo spesso siamo costretti a vedere e non vedere, su argomenti di vario genere.

Penso che proprio stamattina ho letto, senza però avere coscienza della fondatezza della notizia, che “a Montecitorio c’e’ una postazione fissa della RAI che ha avuto ordine dal governo di NON trasmettere nulla al riguardo della protesta dei malati che da una settimana protestano in presidio li giorno e notte.
I GIORNALI E LE TELEVISIONI tacciono perche’ se Sandro muore hanno paura di una rivoluzione. Diffondete queste notizie ovunque potete, almeno fate questo.” (Per saperne di più sulla protesta dei fratelli Biviano clicca qui)

Penso ai palinsesti dei canali tematici per bambini e ai miei figli che guardano un po’ di cartoni animati e tantissima pubblicità. E poi tornano in cucina e chiedono di comprare ogni giorno un gioco diverso.

Penso che solo i Santi facciano buone azioni senza tornaconto; anche il più altruista dei filantropi in fin dei conti quando compie un atto generoso soddisfa la parte di se più buona, anche se fortunatamente questo tipo di egoismo è quello che aumenta il bene nel mondo.

E penso che se Yamamay spende parte del suo denaro pubblicizzando un reggiseno con una foto che incita a denunciare un bastardo, e anche una sola donna sarà salvata da quell’immagine, allora sarà comunque denaro ben speso.


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