Su Facebook le foto del suo stupro: la vittima si suicida a 17 anni

Inserito in In evidenza, Mondo Donna | Scritto giovedì, 11 aprile 2013 | Autore Alessandra Albanese | 2 Commenti

Stupro foto postate su facebook - Rehtaeh Parsons, canadese, si suicida nel bagno di casa. Era caduta in depressione dopo che su fb vennero diffuse le foto del suo stupro di due anni fa

Rehtaeh Parsons, canadese di 17 anni, si è suicidata domenica scorsa a casa sua. I genitori l’hanno trovata impiccata nel bagno.

La famiglia attesta che la ragazza non si era più ripresa da quando venne stuprata da quattro ragazzi nel novembre 2011, fatto che l’avrebbe fatta cadere in una profonda depressione, anche a causa dell’”allontanamento” da parte di amici e compagni di scuola.

La madre Leah, ha deciso di aprire una pagina Facebook in memoria della figlia, nella quale racconta anche i motivi del suo gesto:

“Il gesto che ha rovinato per sempre la vita della figlia è stata la diffusione di alcune foto dello stupro da parte proprio di uno di quelli che avevano partecipato alla violenza.” Le foto cominciarono immediatamente a girare sul web.

La forza di quest’azione portò la famiglia Parsons a trasferirsi.

“Ha dovuto lasciare la sua comunità, i suoi amici le si ritorsero contro. Le uniche richieste di amicizia che riceveva su Facebook erano ormai per fare sesso con lei. E tutto questo non è mai finito.”, racconta la madre di Rehtaeh alla emittente radiofonica CBC.

Purtroppo, riportano le cronache canadesi, la polizia non ha mai avuto prove a sufficienza per collegare il suicidio agli abusi sessuali e dunque le uniche investigazioni vanno solo in direzione del suicidio della giovane, niente si può fare contro altre persone dal punto di vista penale.

Il problema principale sta soprattutto nel dimostrare che i quattro fossero a conoscenza della minore età di Rehtaeh al momento dello stupro,  e che quindi la violenza sarebbe stata perpetrata su una minore e non su una maggiorenne, che avrebbe potuto essere consenziente.

La violenza ha inciso profondamente sulla psiche della ragazza evidentemente, Rehtaeh aveva già espresso pensieri suicidi durante dei colloqui con gli psicologi dell’ospedale lo scorso marzo.

La madre Leah si scaglia anche sui social: “Attraverso questi mezzi mia figlia è stata violata anche dopo lo stupro”.

Rehtaeh Parsons


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