Questa donna non ha mai amato i suoi figli, confessione choc di una mamma

Inserito in In evidenza, Maternità | Scritto giovedì, 04 aprile 2013 | Autore Gioela Saga | 2 Commenti

E' possibile non amare i propri figli?

Una storia agghiacciante quella di Isabella Dutton.    Una storia agghiacciante quella di Isabella Dutton. L’idea che abbiamo dell’essere mamma è legata ad una dolcezza e una relazione ancestrale che rappresenta, nel nostro immaginario, l’amore più grande, indissolubile, magari a volte controverso o travagliato ma comunque fortissimo.

Le emozioni che si vivono tra madre e figli sono generalmente intense, di qualsiasi tipo esse siano, impregnano la nostra vita e ne segnano indelebilmente il cammino. E’ sconcertante dunque concepire un “essere mamma” come lo è per Isabella. Ecco la sua incredibile testimonianza:

“ Stuart aveva 5 anni quando ho realizzato per la prima volta che, avere un figlio,  era stato il più grande errore della mia vita. Questo pensiero mi ha colpito come un malessere fisico, improvviso. Anche ora, a 33 anni di distanza, mi ricordo la scena come fosse ora:

Stuart stava dormendo nel suo lettino, doveva mangiare ma non lo avevo ancora svegliato, lo sentivo lamentarsi ma appena ho visto il suo viso e i suoi occhi che si stavano aprendo per svegliarsi ho avvertito chiaramente di non provare nessun tipo di affetto per lui. Mi sentivo completamente distaccata come un’estranea e diventavo sempre più consapevole del fatto di aver cambiato per sempre la mia vita personale e matrimoniale e in peggio.

Avevo 22 anni quando rimasi incinta di Start e devo ammettere che è sempre stato un bambino placido e docile, dunque non posso dire che i miei sentimenti fossero dovuti a stanchezza o ad una depressione post-partum, ad una tristezza comunque motivata. Semplicemente avevo sempre avuto una certa repulsione per il fatto di diventare mamma e, da quell’istante, qualsiasi speranza di poter in qualche modo superare questa repulsione, di curare questa mia mancanza di affetto, era dissipata per sempre.Una storia agghiacciante quella di Isabella Dutton. Mi ricordo di aver chiesto a me stessa: “E’ davvero mio?

Per quello che sentivo affettivamente poteva davvero esser di qualsiasi altra persona. Se qualcuno, in quel momento, si fosse offerto di prenderlo in adozione, io non mi sarei opposta. Eppure non avrei mai fatto del male a Stuart e ho investito ogni singola energia nel curarlo. Ero però consapevole che la mia vita sarebbe stata molto più felice e soddisfacente senza figli.

Due anni e quattro mesi dopo dalla nascita di Stuart ho avuto Jo, mia figlia. Potrebbe sembrare perverso il fatto di volere un altro figlio, vista la mia avversione alla maternità, ma credo che sia estremamente egoistico aver un figlio unico.

Sentivo esattamente la stessa indifferenza che avevo provato per Stuart anche nei confronti di Jo. Sapevo però che anche per lei avrei fatto del mio meglio per accudirla e crescerla con “amore”.

Sicuramente mi dava fastidio la loro dipendenza da me, mi pesava il tempo che dovevo passare con loro e spesso li sentivo come parassiti che mi succhiavano tutto ciò che potevo dar loro e per cui non avrei avuto nulla in cambio.

Ogni qualvolta dicevo ai miei amici che non avrei voluto avere figli, ne rimanevano esterrefatti e mi chiedevano spiegazioni, sicuri che forse non avrei voluto dire esattamente quello e invece era proprio ciò che intendevo. Per molti la mia vita prima di avere figli poteva sembrare monotona avendo un lavoro come dattilografa senza una grande possibilità di carriera davanti. Ma io ripensavo sempre al tempo che non potevo più avere per me stessa e la tranquillità perduta per sempre. Una solitudine che io amavo e che era impossibile ricreare, avendo sempre due intrusi pronti a disturbarmi.

Non so perché sentivo quelle cose.

Ho quattro fratelli e sono cresciuta in una famiglia felice con genitori affettuosi. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con mia mamma, la mia infanzia è stata felice e normale, giocavo con le bambole come le altre bambine ma non per questo avrei voluto che il gioco di fare la mamma diventasse realtà. So che ci sono milioni di persone che mi considereranno fredda e pazza ma so che ci sono molte altre persone che sentono queste stesse cose senza rivelarlo a nessuno. E’ solo che io sono stata onesta con me Una storia agghiacciante quella di Isabella Dutton. stessa e con gli altri, ammettendo i miei veri sentimenti.

Non ho mai nascosto la verità neppure a mio marito Tony, che adesso ha 62 anni. Lui sapeva che non avrei voluto una famiglia con dei figli mentre lui ne avrebbe voluti quattro, alla fine ognuno di noi due ha rinunciato a qualcosa. Ci siamo messi insieme giovanissimi, io avevo 12 anni e lui 16. Una volta sposati abbiamo mantenuto i nostri reciproci interessi, lui per lo sport, io per il cucito e la lettura.

Quando, alla fine, per amore suo ho accettato di diventare mamma, sapevo che sarebbe stata la cosa peggiore per la mia vita ma l’avrei fatta al meglio e da sola, senza l’aiuto di baby sitter o tate. Non era un modo per colmare il mio senso di colpa perché non sentivo neppure che fosse una colpa la mia mancanza di emozioni, lo avvertivo più come un dovere e non capivo e non capisco tutt’ora le donne che vogliono un figlio a tutti costi e si dichiarano disposte a fare di tutto pur di averlo e poi lo lasciano crescere a nonni o tate. La mia prima gravidanza è stato un periodo di elaborazione del lutto per la perdita della mia autonomia, ben conscia che da quel momento in poi avrei perso me stessa e la mia indipendenza anche economica. Io e Tony possiamo ben dire di avere un matrimonio felice e che dura da 37 anni, con una vita soddisfacente anche dal punto di vista intimo.

Quando è nato Start nel maggio 1970, aveva il cordone ombelicale attorcigliato al collo ed era tutto blu, un’altra mamma sarebbe stata spaventata  e disperata, poteva morire ma io non ero preoccupata non sentivo l’apprensione per l’accaduto. Ho dato a Stuart tutto ciò che potevo e lo faccio ancora ma desidererei non averlo mai avuto.

Non sentivo la gioia delle sue prime parole o i primi passi, ogni tanto mi sedevo, lo guardavo con una tazza di tè in mano e mi chiedevo semplicemente come avevo potuto farlo. Anche quando lo allattavo, decisione presa per una questione meramente pratica, non sentivo nessun legame. Se ci sono mamme che sentono la stessa cosa, non devono spaventarsi ma solo prenderne coscienza e accettare tutto questo, prendere il ruolo di genitore come un dovere e farlo al meglio, non nascondendo le proprie emozioni. Non accettavo i complimenti falsi su Start perché non era un bel Questa donna non ha mai amato i suoi figli, confessione choc di una mammabambino, non ero interessata a paragonare il suo peso o le sue attività con quelle degli altri bambini.

Nel 1981 quando è nata Jo, mio marito era felicissimo e si è ancora più impegnato nell’aiutarmi conoscendo le mie emozioni, li portava fuori, li curava cercano di regalarmi qualche momento di autonomia. Del resto i miei figli sanno come sono fatta, non dimostro le mie emozioni nei loro confronti ma apprezzano tutto ciò che io ho fatto per loro.

Mio figlio è papà di due bimbi e ha saputo fin da subito che non avrei fatto la nonna, mia figlia, forse influenzata dalle mie emozioni non ha mai voluto essere mamma, otto anni fa, poi, ha scoperto di essere affetta da sclerosi multipla e vive ora allettata, accudita da me e Tony, farei di tutto per alleviarle il dolore e aiutarla e sono la sua infermiera giorno e notte, anche preoccupata di cosa sarà di lei diventando io sempre più vecchia… darei la mia vita per farla guarire. So che sembra un paradosso ma è ciò che sento.”

Fonte: Dailymail.com


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