Somalia: Samia, quando il prezzo della libertà può essere anche la morte

Inserito in Donne ch’avete intelletto d’amore, In evidenza, Mondo Donna, Sport | Scritto sabato, 01 settembre 2012 | Autore Gioela Saga | 2 Commenti

Facce della stessa Somalia

Vi vogliamo raccontare la storia parallela di due atleti somali che ci fanno capire come, purtroppo, gli eventi possono riservarci destini diversi, tanto crudeli quanto fragili.

Poche settimane fa, durante le recenti Olimpiadi a Londra, si è festeggiato uno degli atleti più sorprendenti e amati degli ultimi giochi, Mohamed Farah, detto Mo, classe 1983. Ha conquistato due medaglie d’oro nei 5000 e 10000 metri.

All’età di otto anni è scappato dalla Somalia con il padre, lontano da un paese tutt’oggi devastato dalla guerra civile, ed è approdato in Inghilterra come rifugiato, riuscendo a farsi una vita diversa. Ora ha raggiunto il successo, è stato anche ricevuto dal premier Cameron, molti inglesi addirittura, dopo il suo exploit, stanno meditando di chiamare i prossimi pargoli Mo!

Bellissima l’immagine dell’abbraccio di sua figlia Rihanna a fine corsa e il bacio di Tania, la compagna, in dolce attesa di due gemelli. Immagini di riscossa  per la comunità somala che ha tanto sofferto negli ultimi anni.

La corsa vittoriosa di Mo è quella che tutti ci auguriamo sia anche quella della Somalia verso il voto presidenziale e democratico che purtroppo è già stato ulteriormente rinviato.

Il presidente ad interim dello stato africano, ritenuto “fallimentare” dall’Onu, annuncia la decisione di rimandare le prime elezioni libere, che dovevano tenersi il 20 agosto scorso, mentre ormai stavano per aprire i seggi. Difficilmente potranno tenersi entro un anno, viene annunciato da Sheik Sharif Ahmed, a causa di troppe minacce di omicidi e violenze. La nuova data per il voto resta avvolta nel mistero.

Il volto della Somalia è però anche quello di  Saamiya Yusuf Omar, conosciuta come Samia, nata nel 1991, sua mamma una fruttivendola di Mogadiscio e suo padre ucciso da un proiettile d’artiglieria, la più grande di sei figli, cresciuta, come i suoi fratelli, in povertà.

Nel 2008, questa ragazza piccola ma tenace, partecipò, dopo molti sacrifici, alle Olimpiadi proprio in rappresentanza della Somalia. A Pechino prese parte alla gara dei 200 metri femminili  arrivando ultima, ma, forse, furono i 32 secondi più belli e carichi di soddisfazione della sua vita.

A Londra Samia non c’era… Quattro anni dopo, il destino le ha riservato una storia completamente diversa. La giovane è morta qualche settimana fa nel tentativo di raggiungere, con altri connazionali, il suo sogno in Occidente: aveva preso una carretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia ma non ce l’ha fatta.

Festeggiamo Mo ma non dimentichiamo Samia, non dimentichiamo chi, come lei, ancora lotta per avere il necessario per vivere.

Non ultimo, grazie allo scoop del Mail on Sunday britannico, si è scoperto che Mo ha un gemello che era rimasto a casa con la madre e ha vissuto una vita ben diversa dal celebre fratello.

Hassan è vissuto tra la polvere e la povertà in un villaggio del Gibuti al confine conla Somalia. Si erano già incontrati nel 2003 e sono ancora oggi molto legati, dopo la vittoria dei 5000 metri di Mo si sono sentiti subito al telefono. Nonostante gli stessi potenziali atletici, Hassan non ha mai avuto neppure la possibilità di praticare sport.

Anche questa è un’altra faccia della stessa medaglia, dello stesso mondo beffardo che, innegabilmente, non riserva a tutti le stesse chances.


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